Ciao Reader!
Qualche domenica fa una mia cara amica e suo marito, che chiamerò Anna e Luigi, sono venuti a pranzo da noi per passare del tempo in compagnia e mangiare una pizza cucinata nel nostro nuovo forno.
Anna ha fatto un percorso con me: conosce il mio approccio, ha imparato ad ascoltarsi e oggi mangia con consapevolezza, senza sensi di colpa. Tant’è che, quando le ho chiesto di non portare il vino, ha sorriso e ha risposto: “meglio una fetta di pizza in più”.
Una frase che potrei aver detto io! Nella prima newsletter del 2025 avevo parlato proprio di come oggi scelgo ciò che mi appaga davvero (se vuoi recuperarla: “Ecco cosa ho imparato dal 2024!”).
Dopo aver sfornato e mangiato qualche pizza, eravamo tutti sazi ma avevo l’ultimo panetto di pizza da stendere. Ci siamo guardati e lei ha detto:
“Dai un’altra fetta la mangio volentieri, sono nella modalità… quando mi ricapita?”
Quella frase mi ha colpito.
Non perché fosse sbagliata, ma perché era detta con consapevolezza. Anna stava scegliendo intenzionalmente di mangiare un po’ di più, in un contesto piacevole e condiviso.
Qualche tempo dopo, durante un’altra cena con altre persone, ho osservato una scena diversa.
Avevamo finito il primo ed eravamo in attesa del secondo. L’attesa si allungava e una persona (chiamiamola Maria) si è alzata per fare il bis… proprio lei che poco prima non aveva apprezzato particolarmente quel piatto.
Perché allora ha mangiato qualcosa che non le andava?
Era una scelta consapevole o una risposta automatica? Una conseguenza di qualcosa di più profondo?