Perché a volte mangiamo anche quando non abbiamo fame?


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Ciao Reader!

Qualche domenica fa una mia cara amica e suo marito, che chiamerò Anna e Luigi, sono venuti a pranzo da noi per passare del tempo in compagnia e mangiare una pizza cucinata nel nostro nuovo forno.

Anna ha fatto un percorso con me: conosce il mio approccio, ha imparato ad ascoltarsi e oggi mangia con consapevolezza, senza sensi di colpa. Tant’è che, quando le ho chiesto di non portare il vino, ha sorriso e ha risposto: “meglio una fetta di pizza in più”.

Una frase che potrei aver detto io! Nella prima newsletter del 2025 avevo parlato proprio di come oggi scelgo ciò che mi appaga davvero (se vuoi recuperarla: “Ecco cosa ho imparato dal 2024!”).

Dopo aver sfornato e mangiato qualche pizza, eravamo tutti sazi ma avevo l’ultimo panetto di pizza da stendere. Ci siamo guardati e lei ha detto:

“Dai un’altra fetta la mangio volentieri, sono nella modalità… quando mi ricapita?”

Quella frase mi ha colpito.

Non perché fosse sbagliata, ma perché era detta con consapevolezza. Anna stava scegliendo intenzionalmente di mangiare un po’ di più, in un contesto piacevole e condiviso.


Qualche tempo dopo, durante un’altra cena con altre persone, ho osservato una scena diversa.

Avevamo finito il primo ed eravamo in attesa del secondo. L’attesa si allungava e una persona (chiamiamola Maria) si è alzata per fare il bis… proprio lei che poco prima non aveva apprezzato particolarmente quel piatto.

Perché allora ha mangiato qualcosa che non le andava?
Era una scelta consapevole o una risposta automatica? Una conseguenza di qualcosa di più profondo?

Quando il cibo diventa una risposta emotiva

Esiste un termine per questo: emotional eating.

È la tendenza ad usare il cibo come strategia per affrontare emozioni o situazioni sociali. Non è una patologia, ma un meccanismo che può scattare in momenti specifici: stress, noia, tristezza... ma anche felicità e celebrazioni.​

Nelle occasioni sociali (buffet, feste, cene tra amici) entrano in gioco diversi fattori che ci spingono a mangiare più del necessario. Non è solo gola. È la combinazione di:

  • disponibilità del cibo;
  • pressione sociale;
  • credenze come "devo mangiare tutto prima che finisca";
  • l'associazione culturale tra cibo e festa.​

La cosa interessante? Gli studi dimostrano che questa tendenza aumenta significativamente durante eventi che provocano disagio emotivo o che ci mettono sotto pressione. Il cibo diventa una compensazione, una valvola di sfogo.​

La differenza tra scegliere e subire

Quella domenica a pranzo mi sono resa conto di una cosa fondamentale: c'è un abisso tra chi dice consapevolmente "scelgo di mangiare di più perché è un'occasione speciale" e chi si ritrova a fine serata a chiedersi "perché ho mangiato così tanto?".

Anna ha il controllo. Sa cosa sta facendo e perché. Maria si sente travolta, in balia delle circostanze, e spesso finisce con quel fastidioso mix di pesantezza fisica e senso di colpa.

Per anni sono stata nella seconda categoria. Arrivavo alle cene affamata, vedevo il cibo disponibile e mi dicevo "tanto è festa". Mangiavo velocemente, in piedi, un po' di tutto. Pizzette, focacce, tartine, dolcetti. Senza nemmeno assaporare davvero nulla, solo per riempire qualcosa che non era fame fisica.

A fine serata? Gonfia, a disagio... e nemmeno soddisfatta del cibo che avevo mangiato.

Cosa ho imparato (e cosa funziona davvero)

Da allora ho iniziato a mettere in pratica alcune strategie che mi hanno aiutato tantissimo a gestire meglio queste situazioni. Non si tratta di rinunce o sacrifici, ma di piccoli accorgimenti che cambiano tutto.

Prima dell'evento non arrivo mai affamata. Faccio uno spuntino leggero prima di uscire, uno yogurt, un frutto, qualche mandorla, così evito di buttarmi sul cibo appena arrivo.

Durante l'evento guardo cosa c'è e scelgo con calma quello che mi attira davvero e mi siedo. Mangiare seduta e con calma cambia tutto: assaporo di più e mi sazio prima.​

Quando sento l'impulso di prendere un'altra porzione, applico quella che chiamo la Regola dei 3 respiri: aspetto qualche minuto e mi chiedo "Ho ancora fame o sto mangiando per noia/abitudine?". Spesso il semplice fatto di fermarsi un attimo a riflettere, aiuta molto!

Se esagero, non mi punisco e non provo sensi di colpa. Il giorno dopo riprendo le mie abitudini normali, senza saltare pasti o compensare. Il corpo ha bisogno di equilibrio, non di punizioni.

Il vero segreto?

Non si tratta di controllare tutto o di essere perfetti. Si tratta di essere presenti, di ascoltare il nostro corpo. Le occasioni speciali continueranno a esserci, e meno male! La vita è fatta anche di celebrazioni, di condivisione, di piacere. L'importante è arrivare a fine serata avendo scelto.


Un abbraccio grande,
Silvia

Silvia Tebon

Educatrice Alimentare e Co-Fondatrice di Weekly Menu

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