Se dopo pranzo ti senti KO, ho un consiglio per te!


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Ciao Reader!

Anche a te capita di avere quella solita sonnolenza improvvisa dopo pranzo? Ecco, non sei la sola persona a provare qualcosa di simile. Dopo un piatto di pasta spesso mi sentivo con la testa ovattata e avevo bisogno di qualcosa che mi tirasse su.

Questo però non mi succede più!

Ci ho fatto caso la settimana scorsa: in ufficio mi ero portata un pasto con i cereali cotti la sera prima e dopo pranzo non mi sentivo affatto ko ma pronta a ripartire per un pomeriggio produttivo.

Mi sono chiesta: è un caso, o c’è dietro una spiegazione? Così ho iniziato a indagare e a studiare e ho scoperto delle cose interessanti che oggi condividerò con te!

30 secondi per risparmiare e stare meglio

Orzo, farro, avena... sono i miei compagni fidati per i pranzi in ufficio. Per pura praticità, ho preso l'abitudine di metterli in ammollo al mattino per cuocerli la sera. Lo facevo per un motivo banale: risparmiare quei 15/20 minuti di cottura che alla sera sembrano un’eternità.

È un’azione veloce da fare e mi fa risparmiare tempo ed energia (nel nostro caso il gas del fornello).

Ma i vantaggi non si fermano qui!

Il viaggio dei carboidrati nel nostro corpo

Per capire perché quel pranzo mi ha fatto sentire così bene, dobbiamo guardare cosa succede "sotto il cofano". Ogni volta che mangiamo carboidrati, il nostro corpo li trasforma in glucosio, ovvero zucchero nel sangue. Immaginalo come il carburante principale per le nostre cellule, ciò che ci dà energia per fare tutto durante la giornata.

Quando i livelli di zucchero salgono, entra in gioco il pancreas, che produce un ormone chiamato insulina. L'insulina è come una chiave che apre le porte delle nostre cellule per far entrare il glucosio e trasformarlo in energia.

Il problema non è lo zucchero che sale nel nostro corpo, ma la velocità con cui lo fa.

Se sale troppo in fretta, il pancreas risponde "spaventato" inviando tantissima insulina.

Risultato? Lo zucchero crolla altrettanto velocemente. È qui che arriva quel senso di sonnolenza e la voglia di dolce per "riprenderci". È una vera e propria montagna russa energetica!

Come l'ammollo e il freddo cambiano le regole del gioco

Ecco dove i miei 30 secondi di ammollo entrano in gioco. Ci sono due processi semplici che trasformano i cereali da "bombe di energia rapida" a "carburante a rilascio lento":

1. L’ammollo (togliere l’armatura)

Lasciare i cereali in acqua riduce i fitati, sostanze che i chicchi usano per proteggersi ma che per noi rendono la digestione un po' più faticosa. Senza questa "armatura", il chicco diventa più gentile con il tuo stomaco. Meno fatica per digerire significa più energia per te.

2. Il raffreddamento (l'effetto "scudo")

Quando cuoci un cereale e lo lasci raffreddare (magari in frigo per la notte), una parte dell’amido cambia struttura e diventa "amido resistente". In pratica, si trasforma da zucchero semplice a qualcosa che assomiglia a una fibra. Il corpo lo digerisce molto più lentamente, evitando quel picco di insulina che ci manda ko.

PS: l'amido resistente si mantiene anche se riscaldi il cereale il giorno dopo (senza portarlo di nuovo a temperature altissime). Non devi mangiare il piatto freddo ;)

Secondo questo studio pubblicato su NFI – Nutrition Foundation of Italy la pasta e verosimilmente patate e riso raffreddati, possono avere una risposta glicemica più graduale rispetto a se consumati appena cotti.

Cosa significa per te?

Mettendo insieme ammollo, cottura al dente e raffreddamento rendi i carboidrati più gestibili per il tuo organismo. Se abbini questi cereali a verdure e proteine, il tuo pranzo diventa un pasto completo, sano e bilanciato.

Io continuo a preparare i miei cereali così. Non per complicarmi la vita, ma perché ho scoperto che quei 30 secondi al mattino sono il miglior investimento per un pomeriggio sereno e produttivo.

Se ti va, questa settimana prova anche tu. Prepara un cereale in anticipo (ammollo, cottura al dente, frigo) e osserva come ti senti alle tre del pomeriggio. Scommetto che la differenza ti stupirà!

Un abbraccio grande,
Silvia

Silvia Tebon

Educatrice Alimentare e Co-Fondatrice di Weekly Menu

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